Le immagini che ogni giorno ci arrivano da Lampedusa, con sbarchi continui di migranti provenienti in massima parte dall’Africa, sono un pugno nello stomaco per le nostre coscienze. Un fenomeno che va avanti da anni, scene che ad ogni campagna elettorale, rappresentano il leitmotiv dei nostri politici che, a seconda se sono al governo o all’opposizione, ripetono sempre gli stessi vuoti e demagogici appelli, e vuote e demagogiche soluzioni al problema. Facciamo un passo indietro, facciamo un’analisi sull’Africa e sugli africani. Credo che tutti o quasi tutti, sappiamo che, paradossalmente, l’Africa è il continente più ricco del pianeta; ricco di risorse naturali, un sottosuolo che trabocca di oro, diamanti, gas, petrolio e di tante terre rare, ricchezze che potrebbero fare dell’Africa un continente autosufficiente e all’avanguardia. Ma, sempre paradossalmente, è proprio questa ricchezza la sua condanna. A partire dal 400 e dal 500, le grandi potenze europee dell’epoca, non le sto a citare, si sono tuffate a capofitto in Africa, per sfruttare i ricchi giacimenti, e ovviamente, complici anche una parte degli stessi africani, quella parte che per soldi, tanti, privilegi, tanti, hanno collaborato con i depredatori, a schiacciare per profitto i loro simili. Basti pensare che proprio loro, vendevano come schiavi i propri co-continentali i quali venivano caricati sulle navi e mandati in Europa e nelle Americhe per farli diventare tanti “Mandingo”. Si stima che tra i secoli XVI e XVII, furono sbarcati in America circa 12 milioni di africani che venivano smistati in quelli che poi divennero gli stati del sud dell’Unione, Alabama ed altri, a lavorare nei campi di cotone e non solo. È palese che senza l’appoggio di cinici governanti indigeni, tutto questo non sarebbe stato fattibile, lo possiamo vedere oggi; lo possiamo vedere attraverso i numerosi e frequenti colpi di Stato che si susseguono a scadenza regolare, nei vari stati del “continente nero”, colpi di Stato volti non a portare democrazia, benessere, libertà, diritti civili in quei Paesi, ma volti a beneficiare sempre di più di mazzette, soldi e benefici da multinazionali che sfruttano le risorse del Continente, per la serie: “ora voglio mangiare anch’io”. E questo rappresenta ovviamente, il mantenimento dello status quo, per fare questo è necessario che il popolo sia sempre più soppresso. E quindi, cosa sono costretti a fare gli sfruttati? Sono costretti a scappare, a fuggire dall’inferno e, rischiando ogni giorno la vita, su gusci di legno che sfidano mari pericolosi, pur sapendo che il viaggio della speranza è un viaggio che li porterà a vivere un altro inferno, spesso peggiore di quello dal quale scappano. E gli stessi europei che hanno contribuito a depredare l’Africa, non sanno trovare una soluzione ad un problema creato da loro e, oltre al vuoto è irrealizzabile slogan “aiutiamoli a casa loro”, non sanno fare, oltre a dire “schieriamo la Marina Militare”, “Blocchiamoli e rimandiamoli indietro”, non sanno dire. Voi come chiamereste il fenomeno odierno, il Karma? La catarsi? L’unica cosa certa è che sono schiavi a casa loro e sono schiavi fuori dal loro continente con una differenza: prima li andavamo a prendere sulle loro coste, ora arrivano loro sulle nostre.
AFRICA TRA RICCHEZZA E POVERTÀ
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2 risposte a “AFRICA TRA RICCHEZZA E POVERTÀ”
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Complimenti, hai fatto una bellissima ed intensa disamina sui migranti.
Negli ultimi dieci anni gli sbarchi di migranti sulle coste italiane , purtroppo, hanno registrato picchi proprio, come dici tu, in corrispondenza di gravi crisi umanitarie dovute a conflitti, guerre, carestie e peggiorate condizioni economiche dei paesi di origine dei migranti in fuga."Mi piace""Mi piace"
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Grazie Franco, questo è un articolo che non avrei mai voluto scrivere…
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