Gli occhi del bambino
E nemmeno stavolta l’Italia del calcio è riuscita a battere la Macedonia del Nord; nelle ultime tre partite, due pareggi e una sconfitta. Ieri si è giocata la prima gara per le qualificazioni ai prossimi Europei, un inizio poco lusinghiero, un pareggio 1-1 che complica il cammino degli azzurri, campioni in carica, ma che vengono già da due mancate qualificazioni ai Mondiali. Sabato era la prima partita di Luciano Spalletti alla guida degli Azzurri, l’esordio del tecnico fresco di scudetto alla guida del Napoli. Ma non è certamente di lui che voglio parlare, non può avere la benchè minima responsabilità l’allenatore toscano, da pochi giorni in sella, io voglio porre l’attenzione sul momento del nostro calcio, sul fatto che sono già due Mondiali senza l’Italia e c’è il rischio che anche i prossimi Europei, vedano gli Azzurri fuori dai giochi. E qui entra in gioco il sottotitolo che ho dato all’articolo, “Gli occhi del bambino”, e capirete il perchè seguendomi passo dopo passo. Nei discorsi da bar, specialmente quando si parla di Nazionale, il colpevole principale, quello più facile da individuare, è sempre l’allenatore, io invece vado oltre; io credo che la causa principale del momento della Nazionale, sia la mancanza di talenti indigeni, la mancanza di calciatori di livello internazionale. Per brevità di narrazione, evito e vi evito una lunga lista di fuoriclasse genuini che hanno vestito la maglia azzurra, e le polemiche ad ogni convocazione e ad ogni partita, perchè purtroppo, doveva sempre rimanere fuori qualcuno, e vado subito al punto. La crisi di talenti, secondo me, parte da lontano, nasce dai settori giovanili, nasce dall’avvento degli allenatori che hanno trasformato il calcio in un “gioco da tavolo”, un gioco dove lo schema è l’unica cosa che conta, dove lo schema è il Vangelo. E tutto questo inizia, sempre secondo me, dai settori giovanili, dove non ci sono più i “maestri di calcio” che ti insegnavano i fondamentali, ti insegnavano a toccare il pallone, il dribbling, lo stop a seguire, i tiri da fuori area, non sia mai detto! Ora ti misurano il campo e ti assegnano la tua zona di competenza, ti danno indicazioni precise su cosa devi fare o non fare. Siamo arrivati al punto che gli allenatori sono soddisfatti solo se segni con un’azione studiata a tavolino, e che scaturisca da una serie di passaggi e passaggini, fin dentro alla rete. Nei loro schemi non è contemplata la fantasia, eh già, la fantasia non si può ingabbiare, non si può schematizzare. Non so se fate caso all’espressione dei calciatori quando entrano in campo; sempre tesi, occhi senza gioia, entrano in campo con la testa piena degli schizzetti fatti dal Mister e che devono seguire alla lettera. Non hanno “gli occhi del bambino” quando vede un pallone, occhi pieni di felicità, di voglia di correre dietro alla sfera. Oggi a 15 anni già si pensa al procuratore, alle pose da assumere davanti alle telecamere, al look. Giorni fa ci ha lasciati un grande, un allenatore che sicuramente ha raccolto meno di quanto meritasse, il grande Carletto Mazzone, un Uomo con la maiuscola, oltre a grande Maestro di calcio e di vita, uno che magari, o magara, come diceva lui, tirava anche scappellotti ai suoi ragazzi che, prima di diventare calciatori, diventavano uomini. Allora, la cifra del nostro calcio è questa? Dobbiamo rassegnarci a queste prestazioni? Io penso che se non ci si mette sul serio al lavoro, tutti, e per tutti intendo società, allenatori, la Federazione, il nostro destino sia questo. Bisogna cominciare da subito, so che è difficile, ci vorrebbe una seria presa di coscienza da parte di tutti gli attori in gioco, una vera rivoluzione copernicana. Ne saranno capaci? Ne saremo capaci? Non lo so, però so che se non ci si rimboccherà le maniche, il nostro blasone, i nostri quattro titoli mondiali, i nostri due titoli europei, saranno soltanto felici, lontani e nostalgici ricordi.
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