Se potessi incontrare un personaggio storico, chi sarebbe e perché?
Che bella domanda, una domanda che comunque mi crea imbarazzo, imbarazzo perché sarebbero tanti i personaggi storici che vorrei incontrare, ma alla fine, guardando le “figurine”, sceglierei di incontrare Don Peppino Garibaldi, e credo che, da napoletano verace, non potrei fare scelta diversa. Dunque, andiamo all’appuntamento: una volta incontrato, senza porgergli la mano, lo farei accomodare al tavolino di uno chalet a Via Caracciolo. Mi presenterei e comincerei col dirgli che da bambino, leggendo la sua vita sui libri di Storia, rimasi colpito e affascinato dalla sua immagine, dal suo essere “l’eroe dei due mondi”; lui, i Mille, le sue imprese…Poi gli direi che crescendo, leggendo, studiando, mi accorsi che in lui, di eroico, non c’era niente! In effetti era stato un mercenario, al soldo dei potenti di turno, un complice di chi volle sottomettere con violenze e stermini, il Regno delle due Sicilie, insomma il braccio armato di Cavour e i suoi simili in una finta e forzata “Unità d’Italia”. In ogni campo della vita, l’unità si può ottenere solo quando le due o più parti la chiedono, quando sono d’accordo, quando invece è solo una parte a chiederla non è unità, è ANNESSIONE. Salto a piè pari tutta la storia, ovviamente vista con gli occhi di chi ha subito, e dopo aver gustato un caffè, gli chiederei perché non ha pagato i debiti, quelli del figlio e da lui garantiti, all’allora Banco di Napoli, debiti testimoniati dall’archivio storico dell’Istituto napoletano. Poi, disturbato dall’essere vicino ad uno come lui, mi alzerei dalla sedia, pagherei il caffè, tanto lui non avrebbe pagato, e gli direi che, se fosse per me, cancellerei dalla toponomastica della mia città, le strade, le piazze della mia città che portano il suo nome, e abbatterei la statua che campeggia nella Piazza della ferrovia, una statua buona solo per i piccioni…
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