18 Luglio 2019, una triste data per noi napoletani ma non solo; è la data della morte di Luciano De Crescenzo, ingegnere, filosofo, scrittore, autore cinematografico, attore, un caleidoscopio di ironia, cultura, simpatia e arte. Tra sette giorni saranno 5 anni dalla sua dipartita e mi sento di anticiparne il ricordo. Chissà se sapete che, tutto quello che ci ha lasciato, lo dobbiamo alle brocche e ai bicchieri; cosa vuol dire? Mettetevi comodi e seguitemi; Luciano era, come accennato all’inizio, un ingegnere e lavorava alla IBM, e ci raccontava ironicamente, che in ufficio, il grado d’importanza di un impiegato, era contraddistinto dalla brocca e dal numero di bicchieri posti sulla scrivania. Una brocca e due bicchieri? Impiegato semplice, una brocca e quattro bicchieri? Un grado superiore, una brocca e sei bicchieri? Il capufficio. Visto che non voleva dipendere dal numero di bicchieri sulla scrivania, si dimise e cominciò il suo cammino artistico, tra i lamenti della mamma affranta dal fatto che il figlio avesse lasciato il “posto fisso”! Mai decisione fu più saggia, ci ha deliziato con opere immortali, con film le cui scene sono diventate cult, scene che, anche se viste centinaia di volte, regalano le stesse sensazioni, le stesse emozioni. I suoi libri di filosofia hanno contribuito a rendere una materia “pesante”, leggera e facile da capire. Sapeva far riflettere e far sorridere, mai oltre le righe, mai volgare, dimostrando che si può ridere anche senza essere eccessivi e triviali. Il suo capolavoro cinematografico, secondo me, è senza ombra di dubbio, “Così parlò Bellavista”, dove lui appunto, interpretava il ruolo del Professore Bellavista. E c’è una scena in particolare che lo contraddistingue, quando lui e i suoi due amici, Saverio il netturbino (Sergio Solli) e Salvatore il portiere del suo palazzo (Benedetto Casillo) fanno visita ad un museo di Arte Moderna. Una volta usciti, avviandosi ad un chiosco di acquafrescaio per bere una limonata, Salvatore nel commentare un’opera di Wesselman, in effetti un servizio da bagno appoggiato al muro, chiede a De Crescenzo come avrebbero reagito i posteri davanti all’arte moderna, al che lui, curioso, chiede il senso della domanda. Salvatore, raccontando la notizia che sotto le macerie di un palazzo, un operaio trovò un quadro di Luca Giordano, subito si rese conto di essere davanti ad un opera d’arte, se non addirittura un capolavoro. Lui chiese il nesso con l’arte moderna al che, Salvatore di rimando chiese: se un operaio del 3000, sotto le macerie di un palazzo trovasse l’opera di Wesselman, il servizio da bagno, penserebbe di trovarsi davanti un’opera d’arte o “nu cess scardato”? E lui, sorridendo annuì e disse…”Nu cess scardat”…Questo era De Crescenzo, specialmente oggi avremmo bisogno di lui, più De Crescenzo e avremmo un mondo migliore.
LUCIANO DE CRESCENZO, OVVERO L’IRONIA PARTENOPEA
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2 risposte a “LUCIANO DE CRESCENZO, OVVERO L’IRONIA PARTENOPEA”
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Articolo molto bello Gennaro, Lei del resto è un Napoletano Verace, chi meglio di Lei può spiegarci la Filosofia di una città Meravigliosa e dei suoi Splendidi Abitanti . Luciano era un intellettuale che con l’ironia conquistava il mondo: l’ironia Napoletana, Partenopea che un patrimonio dell’Umanità💙
Grazie sentitamente 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻"Mi piace"Piace a 1 persona
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Buongiorno Marco e grazie per il Suo giudizio.
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