Ricerca degli etimi

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Una delle peculiarità per chi scrive, sia che lo si faccia per passione, per professione, per hobby, a mio parere oltre che essere padroni della sintassi, ad avere una discreta padronanza della lingua, è la curiosità, un senso che ti porta ad informarti, a conoscere. Ad esempio, io sono curioso di scoprire l’etimo delle parole, da dove deriva un termine, di qualunque branca. Ho sempre tanta curiosità di scoprire l’etimo di termini napoletani, essendo io napoletano verace, di parole pittoresche, del nome dei quartieri della mia città e diffonderli, divulgarli. Ad esempio spesso mi chiedo quale sia il motivo per cui un quartiere di Napoli abbia quel nome, e il primo che mi è passato per la mente è il noto quartiere collinare, il Vomero, quello che noi napoletani chiamiamo “ ‘O Vommero”. Fino agli inizi degli anni ‘60 il Vomero era una zona rurale, era famoso per la coltivazione in gran parte di broccoli, era in pratica un contado, e gli abitanti erano in gran parte appunto contadini. Questo fino a quando la speculazione edilizia, la cementificazione selvaggia, raccontata magistralmente dal regista Francesco Rosi nel film “Mani sulla città”, non cambiò totalmente la natura di quella zona. E qui arriviamo al motivo per cui si chiama così. È notorio che lavorare la terra è molto faticoso e quindi i contadini, nei giorni di festa, la domenica e tutte le feste comandate, si dilettavano in giochi e sfide, una delle quali ha poi dato vita al nome del quartiere. La sfida per loro più appassionante, era quella di riuscire a fare il solco nel terreno più lungo, con l’ausilio di un aratro con il quale “vomere”, solcavano il terreno. Vinceva chi faceva il tratto più dritto. E quindi, visto che la sfida si svolgeva con grande frequenza, visto che l’attrezzo protagonista era il “vomere”, fu breve il passo da “vomere” a VOMERO, e quindi ecco perché il signorile quartiere napoletano, il VOMERO, si chiama così.

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