Questo articolo è una storia biografica, un episodio personale di un bambino di tanti anni fa, un episodio che racconta un’emozione che tantissimi “vecchi bambini” hanno sicuramente vissuto, un’emozione che non svanisce mai. Era un’Epifania di un anno lontano, uno qualunque degli anni che andavano dal 1900 al 2000 (😂) scegliete voi. Il sogno iniziava il pomeriggio del 5 gennaio quando i nostri genitori ci accompagnavano a casa dei nonni perché dovevano andare sul Vesuvio dove dicevano, abitava la Befana, a portarle la lista dei giocattoli che desideravamo. Il cuore cominciava a battere nell’attesa, e al loro ritorno ci raccontavano che la lista era stata consegnata e che dovevamo sperare che accogliesse le nostre richieste che, sarebbero state esaudite solo se fossimo stati buoni. Il consiglio era quello di andare a letto presto e soprattutto, che non cercassimo di rimanere svegli per guardarla, pena la sua arrabbiatura e la mancata elargizione dei doni. Ovviamente dopo Carosello, tutti a nanna ma di dormire non se ne parlava. Di fianco al letto posizionavamo una sedia dove poggiavamo un calzettone di lana per i dolciumi, allora non c’erano ancora le calze già confezionate, e i giocattoli sarebbero stati appoggiati alla base del letto. Il calzettone fungeva anche e soprattutto da “termometro”, infatti ogni mezz’ora, usciva la mia mano da sotto le coperte, lo tastavo e se era pieno, significava che era arrivata e potevo uscire dalle coltri e gioire per i doni, se era vuoto significava che non era ancora arrivata e quindi riprendeva l’ansia. Ad un certo punto sento un rumore, caccio timidamente la testa dalle coperte e subito mi arriva un colpetto con una scopa in testa. Ritorno “sottocoperta” con il cuore che mi batteva. Ma ormai c’eravamo, LEI era lì, e dopo poco, tasto con la mano la calza e, con mia somma gioia, sento che è piena, è il segnale che aspettavo, io e i miei fratelli, potevamo uscire dai “rifugi” e far scoppiare la nostra gioia, spacchettare i regali, vedere meravigliati che tutti i nostri desideri erano stati esauditi! Allora correvamo nella camera dei nostri genitori mostrando loro i giocattoli, e loro mostravano sorpresa e gioia perché la vecchina con la scopa ci aveva portato tutto quello che avevamo espresso come desideri. Come fare a non credere alla loro sorpresa? Come fare a non credere alla Befana? E come fare a non pensare al giorno in cui capii io, e poi i miei fratelli, che la Befana era solo una leggenda, che la Befana erano i nostri genitori. Sembra strano, sembra esagerato, ma il giorno in cui lo capisci, è secondo me, il giorno della fine della fanciullezza.
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