COSA NON SI FA PER UN LIKE

·

A Milano, una baby gang composta da dieci ragazzine, ripeto, ragazzine, incrocia un gruppo di studentesse universitarie e chiede loro se volessero fare a botte. Di lì a poco scoppia la rissa, ovviamente ripresa con i telefonini, ovviamente postata sui social. La motivazione? L’hanno fatto per ricevere like sui loro profili social perchè ai like, corrispondono soldi e più like, più soldi! Non li ferma nemmeno la consapevolezza che grazie proprio al loro filmato, alla loro “slot machine”, saranno individuate e punite. Ed è per questo motivo che ogni giorno vediamo episodi sempre più clamorosi, sempre più violenti e demenziali. Ancora non si è spenta l’eco dello Youtuber che provocò la morte di un bambino con la sua pazzesca sfida di correre a grande velocità per le strade cittadine dopo ore ininterrotte alla guida della potente auto, e che non si dimostrò nemmeno pentito di quello che causò; per lui c’era solo la speranza di ricevere caterve di like! Grazie a questa “filosofia” ci si spinge sempre più in avanti, il limite si sposta sempre di più e, continuando in questo modo, non si riesce ad intravvedere la fine. Ma potremmo elencarne tanti di questi episodi, come ad esempio, i professori derisi e fatti oggetto addirittura di spari con pistole a pallini, atti di bullismo verso ragazzini e ragazzine. E la domanda è sempre quella: dove abbiamo sbagliato? Cosa abbiamo o non abbiamo fatto per arrivare a questo punto? Cosa abbiamo dato e insegnato ai giovani? Come possiamo uscirne per non dover più piangere vittime innocenti e per non vedere le nostre strade sporcate da risse, caos, devastazioni che come unica motivazione hanno il raggiungimento di like sui social? Chi avesse la risposta, sarebbe degno candidato al Premio Nobel per la pace.

Lascia un commento

Get updates

From art exploration to the latest archeological findings, all here in our weekly newsletter.

Abbonati

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora