Un giornalista, uno scrittore, un blogger, spesso non hanno bisogno di particolari stimoli per far scorrere fluentemente la loro penna. Di solito basta guardarsi intorno, accendere la TV, la radio, sfogliare un giornale, guardarsi intorno, ed ecco che arriva la notizia, la storia, che diventa articolo o trama di un romanzo. Potrà sembrare strano ma capita anche il contrario, capita anche che davanti ad una immaginario schermo dal quale spiccano in bella vista mille e mille spunti, si può bloccare l’estro, la fantasia, la volontà di sceglierne uno e lavorarci su. È un periodo che ce ne sono talmente tanti che non si riesce a sceglierne uno; il problema è che ovunque ci si giri, si tratta di notizie, fatti e storie drammatiche in giro per il mondo. Guerre, genocidi, omicidi, violenze domestiche e violenze da far west per le strade delle nostre città, disagio giovanile, a volte addirittura adolescenziale, violenze in famiglia, abusi, soprusi. Più che raccontare bisognerebbe analizzare, più che raccontare bisognerebbe gridare, chiedersi perché siamo arrivati a questo punto. Quale potrà essere il futuro dei nostri figli, quanto e come abbiamo contribuito tutti a questa decadenza sociale, politica, culturale, che sembra stia presentando il conto di quello che abbiamo fatto e di quello che non abbiamo fatto. E così davanti agli occhi, almeno i miei, cala una spessa coltre di nebbia che ottenebra la vista, che blocca il cervello, una nebbia che ha bisogno magari di uno squarcio di luce, un raggio di sole, che permetta di guardare con occhi speranzosi e cuore meno scosso, a domani, magari dopodomani, con un animo più sereno e fiducioso.
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