AMORE MALATO, O ALTRO?

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Il brutale e assurdo omicidio di Giulia da parte dell’ex fidanzato, ha sconvolto il Paese, sia per il modo che per il motivo, la ragione, dell’efferato delitto. Lo scalpore causato ha pochi riscontri rispetto al passato, forse anche perché nell’epoca dei social, nell’epoca della spettacolarizzazione di qualsiasi evento, oltre alla brutalità con la quale l’omicidio è stato perpetrato, l’eco è stata fortissima. Salto a piè pari la ricostruzione e la descrizione del fatto, e cerco di spiegarmi e capire come si può concepire una cosa simile. La storia recente e passata non è scevra da episodi simili, di violenza ai danni delle donne, ho ancora in mente tra gli altri, l’eccidio del Circeo, ma se ne ricordano tanti altri; e sempre più sono le donne ad essere massacrate, nella maggior parte dei casi, da chi dovrebbe amarle, supportarle. La donna è la nostra parte mancante, è colei che ci dovrebbe completare, l’altra parte della mela che, unita forma un bellissimo frutto. Amore malato? Amore molesto? Cosa scatena nell’uomo la terribile volontà di uccidere la donna che ti ama? Retaggio di una cultura tutta al maschile che fa della donna non una persona complementare ma un oggetto da possedere, e guai a lei se si permette di lasciarti, di contraddirti, di non condividere più la sua vita con te? Non lo so, ma credo che, fermo restando i casi in cui è stato dimostrato che l’uomo aveva problemi mentali, penso che molti uomini, ma in questo caso meglio usare la parola “maschio”, perché “uomo” è un’altra cosa, confondano il vero significato dell’amore. Amore non è mai possesso, proprietà, esclusiva; amore è condivisione, è crescita, è progettualità di vita in comune. L’amore come nasce, così a volte può finire, magari causa di crescite intellettuali e sentimentali che ti portano su altre vie, l’importante è capire questo, e pur soffrendo, riuscire ad accettarlo. In simili occasioni si butta a capofitto anche la politica che, ovviamente, “usa” le tragedie “pro domo sua”. Si comincia a parlare di leggi speciali, ad hoc, ma l’amore non lo si può legiferare, non lo si può costringere in un codice, sia esso penale o civile. La via è una sola, a mio parere, la scuola con buoni insegnanti, la famiglia, gli amici, il dialogo, l’apertura mentale. Inculcare nella mente dei soggetti, fin da bambini, che il rispetto e l’amore per l’altro o l’altra, è alla base di ogni cosa. Per la povera Giulia si stanno facendo troppe tavole rotonde, si stanno contando le coltellate ricevute, si sta scavando profondamente per cercare di capire cosa possa aver fatto scattare l’istinto omicida del suo carnefice. Io direi anche basta, facciamoci tutti un esame di coscienza, cominciamo o riprendiamo a “lavorare” nelle nostre famiglie, con i nostri figli, solo così potremo avere una speranza, magari flebile, per un domani migliore. E voglio sottolineare che, l’esempio migliore, lo stanno dando proprio le famiglie, i genitori, sia della vittima che del carnefice perché le famiglie spezzate dal dolore, sono due, non una.

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